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Malevic, in polemica con la pittura tradizionale, voleva andare oltre lodiata
superficie delle cose reali. Nelle avanguardie di inizio del secolo scorso
scompare la figura realistica a favore di immagini che ibridano i loro piani con
strutture astratte. Ma da allora il dibattito pittura sì / pittura
no riaffiora ciclicamente. Due mostre, una al castello di Rivoli a Torino
e una a Palazzo Litta a Milano, in modo obliquo ripropongono questa discussione.
Lobliquità rispetto alla fotografia e il tempo intercorso dalle ricerche
astratte, concettuali e minimal degli anni Settanta ci consentono uno sguardo
più sereno e una fascinazione più spontanea. Volti, paesaggi, oggetti
appaiono costantemente non solo nei giornali e nelle televisioni, ma anche nei
cartelloni pubblicitari, ovvero nei sipari a cielo aperto delle città grandi
e piccole. In che misura fotografia e pittura si scambiano la mano?
Nella mostra di Rivoli, Dipingere la vita moderna, a cura di Ralph Rugoff
(catalogo Skira), è in primo piano la reciprocità tra fotografia
e pittura: da Warhol, Richter, Hamilton fino alle ultime ricerche di Elizabeth
Peyton, Marlene Dumas, Johannes Kahrs, Eberhard Havekost. Scrive Rugoff in catalogo,
allinizio degli anni 60, il progetto del recupero del banale non riguardava
solo il soggetto delle fotografie, ma anche aspetti della stessa riproduzione
fotografica che la Pop Art, consacrando come icone gli oggetti comuni, aveva trascurato
di approfondire. Limmagine fotografica diventa una chiave per stabilire
un contatto tra la moltiplicazione visiva e il desiderio di rappresentare lenigma
del reale, il suo depositarsi in icone disponibili a tutti. La Grande sedia
elettrica di Warhol, 67, la Fortezza volante di Vija Celmins
(66) sono simboli della storia che acquistano quella sospensione temporale
che istintivamente abbiniamo alla pittura. In un quadro, anche se parte da unistantanea,
come nel caso del ritratto Volker Bradke, di Richter (66), la percezione
fisica del tempo si sfarina, perde i connotati di citazione e acquista una strana
monumentalità che aggiunge enigma allimmagine. Quanto è fedele
alla fotografia? Tutti vorremmo che la fotografia corrispondesse alla realtà,
anzi che la verificasse, ma come Susan Sontag ci ha insegnato questo non è
possibile. Il legame tra losservatore e loggetto osservato, alla base
di ogni scatto, è il punto di riferimento per dialogare con linterpretazione
della realtà, più che per riconoscerne la verità. I dipinti
di Rivoli, rendendo evidente questo passaggio sottile, spazzano via lo stereotipo
che contrappone pittura e fotografia. Oggi le fotografie si fanno con i telefonini,
sono diventate una protesi delle relazioni interpersonali e quindi diventa più
comprensibile il sistema con il quale questi pittori le hanno usate per ragionare
sui legami sociali, psicologici della realtà. Mi sembra che pongano in
primo piano un sistema linguistico anonimo che è ormai prepotentemente
entrato nelluso comune e, quindi, ritrovarlo rappresentato in un quadro
facilita il passaggio alla costruzione simbolica del quotidiano, che è
quello che sempre ha fatto la pittura. Oggi ci parla di una situazione instabile
dove le iconografie sono quelle di tutti, e del bisogno di catturare un elemento
di comprensione. In Swinging London (68) di Hamilton, riconoscendo
larresto di Mick Jagger, è immediato andare ai rischi della droga
nello star system, ma anche a problematiche più complesse. Elizabeth Peyton,
in (Mendips 63), propone la profondità del rapporto materno
di tutti. Vija Celmins, nata a Riga nel 38 e poi emigrata a New York, racconta:
Ho usato le fotografie per la prima volta perché ero lontana dalla
mia famiglia e mi sentivo sola. Ho girato tutte le librerie per trovare libri
sulla guerra, per ritagliare piccole foto di aerei, di zone bombardate... Era
una maniera di riportare nel mondo reale, nel tempo reale, le illustrazioni trovate
in libri e riviste. Franz Gertsch sceglie i suoi soggetti tra centinaia
di diapositive di incontri casuali, della foto rimane lo schock dato dal
reale. Anche in Kippenberger cè una tensione analoga. Marlene
Dumas, nei ritratti dei palestinesi bendati dopo essersi arresi allesercito
israeliano in un campo profughi in Cisgiordania, (A occhi bendati, 02),
dipinge la cronaca di una tragedia. E dichiara: Anche se sembra che siano
i dilettanti a catturare le immagini più importanti e pericolose della
nostra storia di oggi, con le loro attrezzature mobili, i pittori sanno ricordarci
che anche se nellarte non esiste un progresso, come credevano i vecchi
moderni, non è un buon motivo per non ritrarre i travestimenti e
i trucchi sotto i quali la storia ripropone se stessa nel nostro tempo.
E nella figura di un esploratore-scalatore-soldato che tiene in mano varie bandiere,
tra cui spicca quella americana (National Geographic, 03) di Eberhard
Havekost, si percepisce una cosa analoga.
A Palazzo Litta a Milano la retrospettiva di Peter Fischli&David Weiss (prodotta
dalla Fondazione Trussardi in collaborazione con la Tate Modern di Londra e la
Kunsthaus di Zurigo, curata da Bice Curiger, Vicente Todoli e Massimiliano Gioni)
mostra come la fotografia abbia sconfinato dai propri territori e ibridi le sue
superfici con una pittura trasparente e mobile. Fin dagli esordi il duo svizzero
ha indagato lo slittamento tra fotografia, video, oggetti, sculture. Il campo
della loro espressione fluttua tra unironia dolce e quasi infantile e la
fascinazione per la molteplicità intrinseca a ogni immagine quotidiana.
Nel film, in 16 mm, The Way Things Go (86-87) si assiste a
unincredibile catena di movimenti, come nella bottega di un mago. Una ruota
scivola su un piano inclinato, fa scoppiare un palloncino che dà fuoco
a un altro meccanismo, che brucia la corda di unasticella, che fa precipitare
un acido, che invade con una schiuma un altro piano, sul quale sprofonda una specie
di oggetto-animale... E così via, per 30 minuti assistiamo a immagini che
ricordano le figure di un semplificato e felice cubismo. è il fascino del
gioco meccanico nella fucina di un mago bambino che, con semplicità e molta
precisione, ci dice quanto sia infinito il territorio della fantasia.
In una parete laterale, su uno schermo più piccolo, cè il
video che ritrae Fischli & Weiss mentre fanno le prove per ottenere questa
fantastica catena di microscoppi, cadute, scivolate, allagamenti: svelare questo
meccanismo è altrettanto ammaliante. In unaltra stanza, una infinita
serie di diapositive di Fiori (97-98) viene proiettata in modo
che ognuna sfumi sullaltra. Emergono figure fantastiche, con colori smaglianti
in cui è facile reinventare i cieli del Tiepolo, ma anche la straordinaria
ricchezza delle decorazioni pittoriche in ogni epoca. Cè il sogno
di vedere veramente lo spettacolo mobile, sempre diverso, della pittura che cresce
e si modifica nellambiente naturale. Gli stucchi, i lampadari, le tappezzerie
di Palazzo Litta donano a questa mostra un tono di fiaba che tocca con gioia il
cuore. Sculture di oggetti in poliuretano che simulano la creta, il ferro, la
plastica, sono disposti ora su un tavolo, Lampada; ora su una mensola,
Ciotola del cane; ora sul vano di un caminetto, Scarpa; ora le sagome
di alligatori invadono una stanza, mentre, in unaltra, una scrofa che allatta
i maialetti è distesa sul magnifico pavimento di parquet intarsiato, tutti
e due si intitolano Oggetti dalla zattera, 82. Centosessantadue pellicole
sono disposte su tre tavoli luminosi dove, tra cieli, tramonti, case, città,
emergono infiniti particolari del reale in un bagliore caleidoscopico. Dicono
quanto forte sia la suggestione di ciò che vediamo: per tutti. E quanto
sia imprendibile la fascinazione del visivo. Si intitola Un lavoro incompleto,
07, forse per sottolineare limmensità delluniverso non
solo siderale, ma anche quello che di giorno in giorno riconosciamo davanti ai
nostri occhi qui sulla Terra. Certo bisogna saper vedere, ma una volta imparato
non cè più limite. Si vola. Si viaggia. Come dicono le due
grandi foto Aeroporti, 87 che ci accolgono allingresso, e anche
le 92 sculture in creta Suddenly This Overview, 81-06, piccole,
fragili e poste su tanti parallelepipedi bianchi, una specie di selva dove sono
rappresentati stati danimo, pensieri, scherzi, ironici e dolci. Contrari
famosi: Grande e piccolo; Divertente e stupido; Pitagora si stupisce del suo teorema;
Mick Jagger e Brian Eno vanno a casa soddisfatti dopo aver composto I cant
get no satisfaction... Fanno da pendant alle domande proiettate sul
muro dove appare la forza della banalità che proviene da una domanda diretta,
semplice e che a volte non si ha il coraggio di fare.
Fischli&Weiss hanno colto dalla moltiplicazione visiva la profondità
della vita e ne hanno fatto un testo polimorfo dove pittura, fotografia, scultura
sono un flusso continuo.
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